Imposta di soggiorno o tassa di soggiorno?
Nel linguaggio comune, "imposta di soggiorno" e "tassa di soggiorno" vengono spesso usati come sinonimi. Tuttavia, il termine corretto in ambito normativo è imposta di soggiorno, utilizzato dall'art. 4 del D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23 — la norma istitutiva — e da tutta la legislazione successiva.
Il termine "tassa" è tecnicamente improprio: le tasse, in diritto tributario, sono collegate a un servizio specifico reso al singolo contribuente. L'imposta di soggiorno, invece, è un prelievo generale che non dipende dalla fruizione di un servizio individuato. Comprendere questa distinzione è utile sia per i Comuni che devono redigere i regolamenti, sia per le strutture ricettive che si occupano degli adempimenti.
Cos'è l'imposta di soggiorno
L'imposta di soggiorno è un tributo locale istituito dai Comuni che scelgono di applicarla. È dovuta dai turisti — ovvero dai soggetti non residenti nel Comune — che pernottano nelle strutture ricettive del territorio. Il gettito raccolto deve essere destinato a finalità specifiche, definite dalla legge: finanziamento di interventi in materia di turismo, manutenzione e fruizione dei beni culturali e ambientali, potenziamento dei servizi locali.
Riferimento normativo
Art. 4, D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23 (Federalismo fiscale municipale), modificato dall'art. 180 del D.L. 19 maggio 2020, n. 34 (Decreto Rilancio), convertito con la L. 17 luglio 2020, n. 77.
Chi può istituire l'imposta di soggiorno
A partire dal 2025, la facoltà di istituire l'imposta di soggiorno è stata estesa a tutti i Comuni italiani. In precedenza, la normativa originaria la riservava alle sole città capoluogo di provincia, alle unioni di Comuni e ai Comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o delle città d'arte.
L'istituzione avviene mediante delibera del Consiglio Comunale, con la quale il Comune stabilisce le tariffe, le eventuali esenzioni e le modalità di dichiarazione e versamento. Ogni Comune adotta un proprio regolamento, nel rispetto dei limiti massimi fissati dalla legge.
Chi paga l'imposta di soggiorno
Il soggetto passivo dell'imposta — cioè chi è giuridicamente tenuto a pagarla — è il turista non residente che pernotta nella struttura ricettiva. L'imposta è calcolata per persona e per notte.
Le categorie solitamente esentate — con variazioni da Comune a Comune — includono:
- Minori di 14 anni (in molti Comuni anche di 18 anni)
- Persone con disabilità e loro accompagnatori
- Residenti nel Comune
- Lavoratori in trasferta (in alcuni Comuni)
- Soggetti ricoverati in strutture sanitarie
Le esenzioni devono essere previste dal regolamento comunale. Il gestore è tenuto a verificare che le condizioni di esenzione siano documentate.
Chi riscuote e chi versa l'imposta
Il gestore della struttura ricettiva svolge il ruolo di responsabile d'imposta, come stabilito dall'art. 4, comma 1-ter, D.Lgs. 23/2011, introdotto dall'art. 180 del D.L. 34/2020. In questa veste:
- Riscuote l'imposta dal turista al momento del pagamento del soggiorno
- È tenuto a versarla al Comune nelle scadenze previste dal regolamento locale
- Ha diritto di rivalsa sul turista
- Deve presentare la dichiarazione periodica (solitamente annuale, entro il 30 giugno)
- È obbligato al versamento anche nel caso in cui non abbia riscosso l'imposta dal cliente
Questa qualificazione, chiarita definitivamente dalla Corte di Cassazione (Sezioni Unite, Ordinanza n. 1527/2026), distingue il gestore dall'agente contabile: il rapporto con il Comune è di natura esclusivamente tributaria.
Come viene calcolata l'imposta
L'importo è stabilito da ciascun Comune con propria delibera, entro i limiti massimi fissati dalla legge. La tariffa varia generalmente in base a:
- Categoria della struttura ricettiva (stelle, tipologia)
- Numero di notti di soggiorno (spesso l'imposta si applica solo per i primi pernottamenti consecutivi, es. primi 5 o 7 giorni)
- Periodo dell'anno (stagione alta/bassa, in alcuni Comuni)
Il calcolo viene effettuato dal gestore per ogni ospite non esente, moltiplicando la tariffa giornaliera applicabile per il numero di notti.
A cosa servono le entrate
La legge prevede che le somme incassate dai Comuni tramite l'imposta di soggiorno debbano essere destinate a:
- Interventi in materia di turismo (promozione, valorizzazione, infrastrutture turistiche)
- Manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali, paesaggistici e ambientali
- Potenziamento dei servizi pubblici locali destinati ai turisti
- Realizzazione di opere pubbliche connesse alla capacità di accoglienza turistica
Gli obblighi delle strutture ricettive
Le strutture ricettive soggette all'imposta di soggiorno hanno obblighi precisi, che variano nel dettaglio da Comune a Comune ma seguono uno schema comune:
Riscossione
Applicare e incassare l'imposta da ogni ospite non esente al momento del soggiorno.
Dichiarazione
Presentare la dichiarazione annuale al Comune (generalmente entro il 30 giugno dell'anno successivo).
Versamento
Riversare le somme raccolte al Comune nelle scadenze stabilite dal regolamento.
Documentazione esenzioni
Acquisire e conservare la documentazione a supporto di ogni esenzione applicata.
Conservazione dati
Tenere traccia dei pernottamenti, delle imposte riscosse e dei dati degli ospiti per eventuali verifiche.
Sanzioni
In caso di omesso o tardivo versamento, si applicano sanzioni tributarie, non contabili.
Perché la gestione digitale semplifica tutto
La gestione manuale dell'imposta di soggiorno — con fogli di calcolo, dichiarazioni cartacee e bonifici manuali — genera facilmente errori, ritardi e difficoltà di controllo sia per i Comuni che per le strutture ricettive.
Una piattaforma digitale come PayTourist permette di automatizzare il calcolo dell'imposta, gestire le dichiarazioni online, tracciare i versamenti e produrre report aggiornati in tempo reale. Questo riduce il carico amministrativo, minimizza gli errori e garantisce piena trasparenza verso il Comune.
Domande frequenti
La 'tassa di soggiorno' e l''imposta di soggiorno' sono la stessa cosa?
Nel linguaggio comune i due termini vengono usati come sinonimi, ma quello corretto in ambito normativo è 'imposta di soggiorno', utilizzato dal D.Lgs. 23/2011 e dai successivi aggiornamenti. Il termine 'tassa' è tecnicamente improprio, perché l'imposta non è collegata a un servizio specifico reso al singolo turista.
Tutti i Comuni italiani possono applicare l'imposta di soggiorno?
A partire dal 2025, la facoltà di istituire l'imposta di soggiorno è stata estesa a tutti i Comuni italiani, non più limitata alle sole città d'arte, capoluoghi o comuni turistici come previsto dalla disciplina originaria.
Chi è responsabile del versamento al Comune?
A seguito della modifica introdotta dall'art. 180 del D.L. 34/2020 (Decreto Rilancio), il gestore della struttura ricettiva è il responsabile d'imposta: è tenuto a versare l'imposta al Comune anche se non l'ha effettivamente riscossa dal cliente.
Chi è esente dal pagamento?
Le esenzioni variano da Comune a Comune. Le categorie più comunemente esentate includono: minori di 14 anni, persone con disabilità e loro accompagnatori, residenti nel Comune, soggetti ricoverati in strutture sanitarie. Ogni Comune stabilisce le proprie esenzioni nel regolamento locale.
Come viene determinato l'importo dell'imposta?
Ogni Comune stabilisce le tariffe con propria delibera, nel rispetto dei limiti massimi fissati dalla legge. L'importo è calcolato per persona e per notte di soggiorno, e varia in base alla categoria della struttura.
